L’Amministrazione federale svizzera ha compiuto un passo decisivo verso la riduzione della dipendenza tecnologica dai colossi d’oltreoceano. Dopo una fase preliminare di prova (Proof of Concept) condotta con successo su 172 dipendenti della Cancelleria federale, la Svizzera ha lanciato un progetto pilota di più ampie dimensioni per testare suite informatiche open source in alternativa a Microsoft 365.
La sperimentazione coinvolgerà progressivamente 3.000 postazioni di lavoro (circa il 7% dei 54.000 computer in dotazione al personale federale), con l’obiettivo di valutare la sostenibilità e l’efficacia del passaggio entro la fine del 2027.
Per quale motivo la Svizzera cerca alternative a Microsoft?
Come spiegato dagli esperti del settore, tra cui Matthias Stürmer (professore presso la Berner Fachhochschule / Università di Scienze Applicate di Berna), la forte dipendenza dalle soluzioni proprietarie di Microsoft pone tre criticità fondamentali per un’amministrazione pubblica:
- Sovranità e protezione dei dati: La legislazione statunitense sul cloud (come il CLOUD Act) attribuisce alle autorità americane un potenziale accesso ai dati archiviati sui server dei provider statunitensi, sollevando riserve sulla riservatezza delle informazioni di Stato svizzere.
- Continuità operativa: Fare affidamento su un unico fornitore estero espone a rischi legati alla continuità del servizio e a decisioni unilaterali su licenze e aggiornamenti.
- Costi e vincoli finanziari: L’aumento progressivo dei canoni di licenza per i software proprietari comporta spese crescenti per le casse pubbliche, con uno scarso margine di negoziazione.
La piattaforma open source ed il ruolo dell’Esercito
Tra le soluzioni analizzate spicca openDesk, l’ambiente di lavoro digitale basato su software libero (promosso anche dal Ministero dell’Interno tedesco), pensato per sostituire pacchetti come Word, Excel, Teams e Outlook con equivalenti open source protetti e gestibili localmente.
Mentre l’amministrazione civile procede gradualmente affiancando la nuova piattaforma a Microsoft 365, il settore militare sta muovendosi a ritmi ancora più serrati: la divisione di cybersicurezza dell’Esercito svizzero (Commandement Cyber) ha pianificato di completare la transizione a soluzioni open source per le proprie strutture già entro l’autunno del 2026.
Il quadro normativo: la legge EMBAG
Il progetto si inserisce nel solco della legge federale EMBAG (Loi fédérale sur l’utilisation de moyens électroniques pour l’exécution des tâches de l’État), entrata in vigore nel 2024. La normativa stabilisce il principio del “Public Money, Public Code”: il software sviluppato dalle o per le autorità pubbliche deve, di norma, essere reso disponibile come codice sorgente aperto (open source).
Per arginare questo cambiamento e difendere la propria posizione di mercato, Microsoft ha recentemente annunciato investimenti per oltre 325 milioni di franchi svizzeri volti ad ampliare le proprie infrastrutture cloud e d’intelligenza artificiale sul territorio elvetico. Tuttavia, il segnale inviato da Berna è chiaro: la ricerca dell’indipendenza e della sovranità digitale rimane una priorità strategica per il Governo svizzero.
Immagine di copertina generata con AI




