In una mossa strategica che sta già facendo discutere la community della sicurezza informatica e della privacy digitale, il noto provider di VPN svedese Mullvad ha annunciato la dismissione definitiva dei propri server DNS cifrati pubblici (DoH – DNS over HTTPS). Invece di continuare a gestire autonomamente questa infrastruttura, l’azienda ha scelto di unire le forze con la Quad9 Foundation, sostenendola finanziariamente.
Una scelta pragmatica: perché Mullvad fa un passo indietro
Mullvad gestiva i propri resolver DNS pubblici cifrati dal 2022. Nato come servizio gratuito e aperto a tutti, il sistema offriva agli utenti la possibilità di proteggere le proprie query DNS e nascondere il traffico dai provider di servizi internet (ISP), offrendo anche filtri integrati contro pubblicità, tracker e contenuti malevoli.
Tuttavia, come spiegato nel comunicato ufficiale di Mullvad, mantenere un’infrastruttura DNS pubblica veloce, sicura e focalizzata sulla privacy a livello globale richiede competenze estremamente specializzate e ingenti risorse.
Inoltre, per chi utilizza già la VPN di Mullvad, questi server risultavano di fatto ridondanti: quando la connessione VPN è attiva, tutto il traffico è già cifrato e le query DNS vengono gestite direttamente dai server DNS interni alla rete VPN.
Cosa cambia per gli utenti: tempistiche e guida alla migrazione
La dismissione dei server pubblici avverrà gradualmente per permettere a tutti gli utenti di effettuare il passaggio senza interruzioni di servizio. La data limite per la migrazione è fissata per il 2 novembre 2026.
- Mullvad Browser: Per gli utenti che utilizzano il browser con le impostazioni DoH di default (o la variante con ad-blocking), il passaggio a Quad9 avverrà automaticamente tramite un aggiornamento software. Chi invece ha personalizzato i profili DoH (come le varianti family o extended) dovrà ripristinare le impostazioni predefinite.
- Profili iOS e macOS: I profili di configurazione DoH installati su dispositivi Apple smetteranno di funzionare. Gli utenti dovranno rimuoverli e installare quelli ufficiali messi a disposizione da Quad9.
- Configurazioni manuali (Router, OS, Pi-hole): Chi ha configurato manualmente gli indirizzi DoH di Mullvad sul proprio router o sistema operativo dovrà sostituirli entro il 2 novembre con i resolver di Quad9 o con un’altra soluzione scelta.
L’impatto sulla privacy e le reazioni della community
La decisione ha suscitato un dibattito acceso tra gli appassionati di tutela dei dati:
- I punti di forza: L’approccio di Mullvad dimostra trasparenza e pragmatismo. Anziché frammentare il mercato duplicando servizi, l’azienda finanzia un’organizzazione no-profit solida e riconosciuta come Quad9, rafforzando l’intero ecosistema della privacy open-source.
- Le differenze tecniche: Alcuni utenti hanno evidenziato che la missione di Quad9 è principalmente orientata alla sicurezza (blocco di malware, phishing e botnet), a differenza dei filtri di Mullvad che offrivano blocchi specifici per pubblicità, tracker e social media. Gli utenti che cercano un blocco avanzato delle pubblicità via DNS dovranno affiancare a Quad9 strumenti locali (come Pi-hole o AdGuard Home) o valutare provider alternativi come Control D o NextDNS.
Conclusioni
Mullvad conferma ancora una volta la propria filosofia operativa: ottimizzare le risorse sul proprio core business (la VPN e il Mullvad Browser) ed evitare sovrapposizioni inutili. Finanziando Quad9, l’azienda garantisce che le proprie risorse continuino a supportare un’infrastruttura di rete globale, libera e orientata alla protezione degli utenti.


